Le "Favole" su Auditel
LE
AUDIENCE "INCREDIBILI"
Alcuni presunti "scoop" giornalistici (ed un recente
libretto che rappresenta un collage diffamatorio di alcuni
pretesi "incidenti" occorsi ad Auditel), hanno
alimentato alcune vere e proprie leggende metropolitane
su errori che sarebbero stati compiuti dal sistema nel corso
di questi 20 anni di attività. Si tratta, generalmente,
di specifici episodi già, a suo tempo, smentiti.
Sempre gli stessi, sempre falsi, sempre riproposti come
novità e come prova nonostante le spiegazioni ricevute.
Nelle pagine che seguono, vi proponiamo i "casi"
e gli argomenti più abusati, accompagnandoli con
le necessarie spiegazioni.
Un esercizio "utile e istruttivo" per verificare
la credibilità dell'impianto critico che sostiene
la polemica contro la Ricerca Auditel.
CASO
DELLA TRASMISSIONE "HAREM"
Accusa: "
Una puntata
di "Harem" trasmessa per errore due sabati di
seguito (il 7 e il14 gennaio 1995) ha ottenuto lo stesso
ascolto in entrambe le occasioni
"
FALSO
La trasmissione del giorno 7 gennaio ha ottenuto un
ascolto medio di 2.070.000. Quella del 14 gennaio 1.337.000
telespettatori.
Va rilevato che un eventuale "ascolto
uguale" delle due puntate non avrebbe "provato"
alcuna anomalia, essendo teoricamente possibile - sia pure
con un minimo tasso di probabilità - su programmi
in replica.
Gli autori della provocazione ignorano che Auditel rileva
l'ascolto minuto per minuto dell'intera giornata televisiva,
dato che solo successivamente viene "incrociato"
con gli orari di inizio/fine dei programmi. Il risultato
di un programma non può essere di conseguenza - come
si vorrebbe maliziosamente suggerire - "prevedibile"
o, peggio ancora, predeterminato!
CASO
DELLA TRASMISSIONE "QUELLI CHE IL CALCIO
"
Accusa: "
Il 29 gennaio
1995 "Quelli che il calcio
" in versione
"deserta" per protesta contro l'uccisione di un
tifoso genoano ha ottenuto più ascolto delle altre
puntate
"
FALSO
La puntata del 29 gennaio ha ottenuto un ascolto medio
di 4.185.000.
Tra le puntate precedenti vi sono stati ascolti superiori
(4.692.000, 5.053.000 ecc.)
Va però osservato che la trasmissione avrebbe potuto
far registrare realmente un ascolto più elevato,
per effetto del clima di suspense creato dalla scelta dei
conduttori.
La puntata infatti era stata sospesa, in
segno di lutto, per l'uccisione dei giovane tifoso. Le telecamere
inquadravano lo stadio di Genova ove si temevano altri drammatici
scontri. La radio aveva annunciato un "secondo morto".
E, prevedibilmente, i telespettatori erano rimasti in attesa
di aggiornamenti o TG Flash dedicati alla situazione. Il
fenomeno è ben noto a chi fa televisione, radiofonia
o giornalismo.
CASO
"DELL'ACQUAZZONE"
Accusa: "
La sera del
15 luglio 2000, un violento temporale interrompe il programma
(all'aperto) di Katia Ricciarelli e Mara Venier. Per 15
minuti va in onda il segnale orario. L'Auditel registra
il 15% di share, ben tre milioni di spettatori."
FALSO
La semplice lettura dei dati (che sono a disposizione)
dimostra come il pubblico, che mediamente vedeva il programma,
cali, per effetto dell'interruzione, da 3.335.000 persone
al milione e 689 mila del film che segue ("Una pistola
nella borsetta") passando attraverso la visione del
quadro orario, di una serie di promos e di un cartone animato
della serie Popeye.
I "tre milioni" di ipnotizzati,
"per un quarto d'ora" davanti al segnale orario,
rappresentano dunque una mistificazione che, però,
è valsa a sostenere un'aggressiva e immotivata campagna
di stampa. Un'analisi più approfondita sugli individui
sintonizzati avrebbe dimostrato che a formare il valore
"medio" d'ascolto hanno contribuito anche telespettatori
che, prima dell'interruzione, non erano su RAI 1 e vi sono
arrivati, o accendendo direttamente sulla rete o facendo
zapping da altri canali. In ogni caso la loro "permanenza"
sull'interruzione non ha superato i 3 minuti circa di media.
Sul piano psicologico non è difficile accettare che
un certo numero di ascoltatori siano rimasti in ascolto,
curiosi di sapere come si sarebbe risolto l'imbarazzante
"infortunio": cosa avrebbe offerto RAI1? Sarebbe
ripreso il collegamento? ecc.
Rimane in vita la consueta domanda: perché alcune
persone possono restare sintonizzate su un non programma?
La risposta è sempre la stessa: il televisore acceso
in famiglia a volte fa da sottofondo ad altre attività
come, ad esempio, la semplice conversazione. E' quindi del
tutto normale che individui del campione che si sono dichiarati
all'ascolto di una emittente la guardino anche distrattamente:
per molti è ora di cena (o immediato dopo cena) un
momento in cui la famiglia si riunisce per fare più
cose contemporaneamente, come cenare/sparecchiare, parlare
e, anche
guardare la televisione.
Non deve, pertanto, stupire che, in questo contesto, un
televisore possa rimanere sintonizzato su un non programma
per pochi minuti (e non il famoso quarto d'ora!) e molti
- certamente meno di quanto venga raccontato per "far
scandalo" - non si preoccupino di cambiare programma.
I
SECONDI TELEVISORI
Accusa: "
L'Auditel è
superato: non tiene conto dei secondi e dei terzi televisori
presenti ormai in tutte le case italiane
FALSO
Da sempre tutti i televisori presenti nelle famiglie campione
sono monitorati. Sul secondo, terzo, ecc. apparecchio è
installato un rilevatore di frequenza, collegato con il
"meter", che memorizza in modo automatico su quale
canale (dei 99 canali disponibili) il televisore è
sintonizzato.
Nel corso di 17 anni Auditel ha chiarito, in centinaia di
occasioni, questo fondamentale aspetto metodologico. Precisazione
inascoltata.
ALMENO
4 ORE DI TV
Accusa: "
Per formare il
campione, una prima selezione viene fatta in base al tempo
passato di fronte al teleschermo. Chi vede meno di 4 ore di
tv al giorno viene direttamente escluso".
FALSO
Questo criterio - assurdo e antiscientifico - NON è
mai stato adottato come parametro di selezione. Né
per la nostra, né per alcuna indagine.
Migliaia di dati, individuali, testimoniano,
ogni giorno, minuto per minuto, come Auditel rilevi le più
diverse tipologie di ascolto, compreso chi non vede la tv.
Forse un ascolto "gonfiato" potrebbe compiacere
le Reti, non certo gli utilizzatori dei dati che vogliono
"pesare" esattamente la platea televisiva.
CAMPIONE
"DI CONSUMATORI O DI CITTADINI?"
Accusa: "
Auditel non
rappresenta un pubblico di cittadini, ma una platea di consumatori
"
Auditel utilizza come discriminante informazioni dettagliate
sui consumi e sulla propensione di spesa rispetto a tipologie
di prodotti".
FALSO
Auditel è in grado di dimostrare, a chiunque,
in tutte le Sedi e in un qualsiasi momento, che il suo campione
rappresenta la popolazione italiana di individui di età
uguale o superiore ai 4 anni.
E' sufficiente leggere la metodologia
seguita, per la conduzione della ricerca di base e per il
reclutamento delle famiglie-campione, per rendersene conto.
Sostenere che il campione Auditel rappresenta "i consumatori
e non i cittadini", a parte l'ovvia considerazione
che tutti i cittadini, poco o tanto, sono anche consumatori
(non fosse altro per motivi di sopravvivenza!), è
una cosa priva di significato.
Se poi si vuole sostenere che il campione Auditel rappresenta
solo i forti consumatori di beni di largo consumo e di televisione
(non si capisce perché le due cose dovrebbero essere
necessariamente correlate) non c'è molto da dire:
è semplicemente falso. Basta vedere le caratteristiche
della matrice di reclutamento per rendersi conto che ben
altri sono i parametri presi in considerazione per la scelta
delle famiglie.
In ogni caso, il fatto che il campione sia allocato proporzionalmente
alla popolazione italiana rispetto a numerose variabili
socio demografiche e poi riponderato, in fase di espansione
dei dati, per ripristinare la proporzionalità su
altre variabili individuali che non possono essere tenuto
sotto controllo in fase di reclutamento (bisogna ricordare
che il reclutamento avviene a livello familiare e che la
composizione del campione individuale è derivata
dalla composizione familiare), è la più evidente
dimostrazione della falsità di certe dichiarazioni
e della loro clamorosa insostenibilità tecnica e
scientifica.
LE
FAMIGLIE NIELSEN
Accusa: "
Il campione
è stato aggiornato usando le metodologie statistiche
della Nielsen, la prima società di rilevazione dei
consumi in Italia
nel nuovo panel sono state inserite
un numero corposo di famiglie già monitorate dalla
Nielsen".
FALSO
Non vi è nel campione Auditel una sola famiglia
"mutuata" da Nielsen.
Nè la metodologia Auditel può dipendere da
quella adottata - per far tutt'altro - dalla Nielsen.
Era sufficiente una semplice telefonata
a questa società per avere una secca e definitiva
smentita. Ma nessuno ha verificato la "notizia".
Così il teorema dei "consumi" gonfiati
cresce e si alimenta sulla menzogna spudorata e consapevole.
SETTANTA
MILIONI D'ITALIANI!
Accusa: "La partita Italia-Ecuador
(3 giugno 2002) avrebbe avuto 19 milioni di spettatori pari
all'81 per cento del totale. Fatti tutti i conti ne risulterebbe
che gli italiani sarebbero una settantina di milioni invece
di 55
"
FALSO
D'accordo che la nazionale di calcio raduna una grande
platea ma, francamente, non si capisce in base a quali "conti"
gli italiani finirebbero con l'essere 70 milioni!
La share d'ascolto di un programma
viene calcolata rapportando il numero di ascoltatori di
quel programma al numero di persone che stanno vedendo la
televisione. 19 milioni di ascolto medio e una share dell'81%,
stanno a significare che le persone davanti al televisore
erano circa 23 milioni e 500 mila (cioè il 42% della
popolazione italiana).
E allora:
dov'è l'errore?